PODCAST | Laura Della Corte intervista Valerio Ciriaci, regista del film Stonebreakers.
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Nell’intervista al regista di Stonebreakers, Valerio Ciriaci, al Festival dei Popoli di Firenze abbiamo parlato degli Stati Uniti anno 2020: nel mezzo della rivolta Black Lives Matter e dell’elezione presidenziale, scoppia la battaglia sui monumenti storici. Un conflitto culturale che travolge statue di Cristoforo Colombo, confederati e padri fondatori, e mette in discussione il racconto mitico americano.
Stonebreakers: America oggi (o di ieri l’altro): da un lato il nazionalismo ottuso alla Trump, i cappellini, le bandierine, l’ignoranza strafottente come regola di vita; dall’altra la cancel culture, i giovani discendenti degli schiavi che rivendicano diritti e pretendono la riscrittura della (loro) storia. Poi i siti storici della guerra civile, il laboratorio di uno scultore che ripara statue assaltate, vari esempi di come un popolo non sappia (non voglia, non possa) fare i conti con la (propria) storia. Il punto di vista di Valerio Ciriaci è quello del cineasta – ravvicinato e il più preciso possibile – ma in più occasioni è semplicemente quello dello straniero: da una prospettiva esterna coglie nelle varie e contrastanti forme di lotta politica negli Stati Uniti del XXI secolo un’inquietante uniformità di linguaggio; l’esibizione della lotta che accomuna conservatori e liberali, bianchi e neri, gente del Midwest e gente delle due coste. Come diceva Godard, gli americani non hanno storia e dunque la rubano agli altri.